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Chi è l’omino dorato?  Finalmente Google lo sa.

Chi è l’omino dorato? Finalmente Google lo sa.

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Ovvero come la ricerca semantica approda finalmente anche su Google.it.

In data 24 novembre 2014 ho cercato “qual è il cartone con l’omino dorato?” e, finalmente Google.it mi ha restituito come primo risultato una pagina di Wikipedia dedicata al cartone “Le 5 leggende”!

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ps: da notare che Google non conosce ancora perfettamente l’italiano: “qual’è” invece di “qual è”!

 

Bella scoperta da “nerd”, direte voi.

Forse. Il fatto è che già da un anno è arrivato l’aggiornamento Hummingbird per il motore di ricerca americano, e da molti anni si parla di motori di ricerca semantici e della semantica in generale.

Hummingbird è il nuovo algoritmo di Google che è stato introdotto nel 2013 per rendere i risultati di ricerca più veloci e precisi. Ma le novità più importanti di questo algoritmo è il fatto che adesso prende in esame ogni singola parola chiave  della ricerca nel contesto in cui viene effettuata. Quindi il valore semantico (il senso complessivo della frase) e le “ricerche parlate” iniziano ad avere più importanza delle singole keyword.

Ma finora, in Italia, tutto questo era rimasto teorico, e gli stessi che parlavano di ottimizzazione semantica non avevano ben chiaro di che si trattasse, semplicemente perché non ne avevano ancora visto esempi pratici.

Adesso Google.it ci da l’opportunità per capirlo in termini semplici:

Cerca su Google.it “qual’è il cartone con l’omino dorato”, e il motore di ricerca ti risponderà correttamente: “Le 5 Leggende”.  (dove c’è per l’appunto il personaggio di Sandman, un omino fatto di sabbia dorata)

E qui arriviamo al punto.
Perché qui non si parla più di una semplice novità SEO, anche se di questo si tratta.
Non si parla neanche di una rivoluzione importante per i motori di ricerca, anche se di questo si tratta.
Qui si tratta di una tappa storica, anche se invisibile ed in punta di piedi:
Si tratta dell’inizio dell’era dell’intelligenza artificiale per i motori di ricerca.

Google infatti inizia a non restituire più semplici risultati corrispondenti alle parole chiave cercate, ma dopo aver associato dei pattern (schemi ricorrenti) ai miliardi di testi indicizzati sul web, tramite i suoi algoritmi inizia a mettere in relazione i pattern stessi tramite la semantica.

In secondo luogo il motore di ricerca ha esaminato miliardi di conversazioni sui Social Network, analizzando il “tone of voice” e gli stili di comunicazione di persone reali che parlano tra di loro, al posto delle asettiche comunicazioni aziendali o la comunicazione ad effetto delle pubblicità.

Ed è questo il vero impatto dei Social Network sui motori di ricerca e per il SEO: la loro portata non consiste in “nuove possibilità di posizionamento tramite i segnali social”.

La loro vera portata consiste nel fatto che espongono a Google le conversazioni reali, esempi di come le persone parlano tra di loro nella vita di tutti i giorni al di fuori delle logiche di mercato.

Su mobile, dove l’utenza è mediamente più avanzata e al tempo stesso più informale, le ricerche “discorsive” sono più frequenti.

Grazie alla ricerca vocale introdotta da Google è l’attenzione ai dispositivi mobile, alle ricerche tradizionali sul web si affiancano sempre più le “ricerche parlate”, man mano che gli utenti si abitueranno alle nuove funzionalità offerte.

Alle ricerche sintetiche a cui siamo abituati come “dentista roma” o “film 5 leggende”, si aggiungono adesso domande del tipo “qual è il miglior dentista vicino casa mia a Roma?” oppure “qual è il cartone con l’omino dorato?” per l’appunto, a cui i motori di ricerca daranno risposte sempre più precise.

In realtà anche quanto illustrato finora è già superato, perché, come in molti sanno, Google coglie tutti i segnali che ha disposizione (come la geolocalizzazione) per interpretare l’intenzione dell’utente.

Così invece di cercare “qual è il miglior dentista vicino casa mia a Roma?” basta chiedere “qual è il miglior dentista?”, perché Google attribuirà all’utente l’implicita intenzione di cercare uno studio in prossimità di dove si trova mentre effettua la ricerca.

Stiamo parlando di interpretare, comprendere e prevedere le implicite intenzioni, ancor prima che l’utente stesso la abbia formulata consapevolmente… stiamo parlando cioè di capacità tradizionalmente attribuite all’intelligenza umana piuttosto che ai computer.

In questo senso gli algoritmi di Google stanno lentamente e inesorabilmente superando i confini con cui sono nati, ovvero la capacità di fare solo calcoli e mettere i dati in relazione, per avventurarsi nello spazio dell’intelligenza artificiale.

Ora, per tutti quelli che si occupano di SEO: se dopo aver letto questo articolo provate l’irrefrenabile impulso di correre ad ottimizzare i siti dei clienti ad esempio per “qual è il miglior dentista?”, un accorato consiglio:
cambiate professione, fatelo per il bene vostro, mio, e dell’umanità. Perché sono questi fraintendimenti che hanno costruito nell’arco di 20 anni la cattiva reputazione di una splendida professione che si chiama SEO. Perché se è vero che SEO proviene dall’inglese Search Engine Optimization, è anche vero che Optimization proviene dal latino Optimus, ovvero ottimo, eccellente.
I trucchi, stratagemmi e regole veloci per ingannare i motori di ricerca e quindi clienti e utenti finali appartengono invece al livello più infimo della categoria.

E quindi cosa succede con il SEO?

Per il SEO “White Hat” (che segue le linee guida ufficiali di Google) le cose non potranno che migliorare: curare la qualità di ogni aspetto di un sito web, da quella tecnica ai contenuti porterà inevitabilmente i professionisti meno seri ad estinguersi.

Sotto il profilo della strategia SEO si aprono nuovi orizzonti per ottimizzare i siti sulla base di ricerche più complesse e di poter promuovere servizi molto specifici grazie al mark-up semantico (vedi Schema.org).

Per farsi premiare da Google non bisogna seguirlo, ma bisogna precorrerlo, e l’unico modo per battere l’intelligenza artificiale… rimane l’intelligenza reale.

Cosa ci riserva il futuro?

Infine, ma non meno importante, anche l’intelligenza artificiale, così come la abbiamo intravista in questi primi scorci, è possibile che sia soltanto una tappa intermedia di questa appassionante evoluzione della scienza.

Dopo la simulazione della capacità di interpretare e di intuire, i motori di ricerca si porranno il problema di capire le più piccole sfumature emotive del linguaggio umano (non sto parlando di sentiment analysis), al fine di fornire risultati sempre migliori. E per farlo dovranno trovare dei modi per estrapolare le connotazioni emotive dal contesto, ovvero cercheranno di simulare l’intelligenza emotiva.

Per chi volesse approfondire questo tema, consiglio il bellissimo film di fantascienza “Her.

Non aspettatevi un film d’azione con effetti speciali, ma una storia d’amore virtuale in un mondo del futuro dal ritmo lento e intimista, che propone uno scenario futuribile ma non improbabile. Vi consiglio di vederlo in lingua originale inglese, per la splendida e premiata interpretazione della voce fuori campo di Scarlett Johansson, piena di straordinarie inflessioni e sfumature espressive che purtroppo si perdono nella versione italiana a causa del doppiaggio.

 

Her - con la voce di Scarlett Johansson

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