Clubhouse nelle strategie di marketing dell’ascolto

Clubhouse nelle strategie di marketing dell’ascolto

Home » Content » Clubhouse nelle strategie di marketing dell’ascolto

Si è sentito molto parlare di Clubhouse negli ultimi tempi, un social network statunitense che sostituisce le foto instagrammabili, i video virali o i post testuali con delle conversazioni audio live.  Su Clubhouse tutto si basa sull’audio, l’interazione tra gli utenti passa attraverso un talk in diretta, niente foto, nessun messaggio scritto, nulla può essere salvato né ascoltato nuovamente: “Quello che viene detto su Clubhouse, rimane su Clubhouse”, si legge nel suo manifesto identitario.

Una volta che la stanza viene chiusa, la conversazione viene persa. Se da un lato la natura effimera dei contenuti di Clubhouse, che riprodotti dal vivo non vengono appunto né registrati né tracciati, aumenta la cosiddetta FOMO (Fear of missing out), dall’altro promette di eliminare tutti i problemi di privacy, che attanagliano da tempo i colossi del digitale. Tutto in diretta in Room, con un tema pianificato e partecipanti che alzano la mano per prendere la parola, così si vive uno degli aspetti più affascinanti della conversazione: immergersi nel mistero della voce. Il successo della piattaforma è dato dall’uso semplificato del solo mezzo vocale, la voce diventa fragile, temporanea, profonda perché è da fruire in tempo reale. L’app tenta, quindi, di imitare forme di coinvolgimento e interazione a cui eravamo abituati prima della pandemia.

L’intuizione è di Paul Davison e Rohan Seth, rispettivamente ex dipendenti di Pinterest e di Google. A dicembre 2020 il valore di Clubhouse sfiorava i mille milioni di dollari. L’accesso a Clubhouse si basa sull’esclusività, nasce come piattaforma dedicata esclusivamente agli utenti iOS e solo su invito, ma ora sta aprendo le frontiere per raggiungere un pubblico più ampio e meno elitario, infatti è recente la notizia che a breve sarà disponibile anche per Android.

Gli utenti i Clubhouse: moderatori, speakers e ascoltatori

Clubhouse è diviso in “stanze” virtuali – Room – dove gli utenti presenti possono interagire. La stanza accoglie tre categorie di utenti:

  • I moderatori che aprono le Room e gestiscono le conversazioni, scelgono a chi dare la parola, invitano persone e possono anche escludere dalla conversazione chi non rispetta le regole. Le immagini del profilo dei moderatori sono caratterizzate da un asterisco verde.
  • Gli speakers sono gli utenti invitati a creare e a partecipare alla conversazione, le cui immagini del profilo si trovano nella sezione superiore della Room accanto ai moderatori.
  • Gli ascoltatori  sono tutti gli utenti che partecipano alla Room senza intervenire. Tuttavia, possono sempre chiedere la parola cliccando sull’icona con la manina, che corrisponde a un’alzata di mano, ed entrare così nell’olimpo degli speakers. Possono anche invitare i loro contatti a partecipare alla Room in cui si trovano, o abbandonare la stanza in “silenzio”

Quando Clubhouse ha avuto il suo picco massimo in Italia, sociologi ed esperti di digital, nelle primissime Room a tema marketing, si sono chiesti come sfruttare questa opportunità per affermare il proprio brand, promuovere prodotti, servizi, eventi o trovare clienti. 

Se si riesce a fornire informazioni di valore in una stanza, non solo si otterranno follower ma sopratutto contatti validi e lead. Le opportunità di condividere la storia del brand, di connettersi con i clienti, ottenere feedback sui prodotti, realizzare focus group improvvisati, e generare consapevolezza sono tutti punti di forza a favore dell’uso di Clubhouse per il marketing.   

Clubhouse: il Brand in una Room

Introdurre Clubhouse in una strategia integrata di marketing non è un processo complesso e può portare vantaggi interessanti, soprattutto nel momento in cui l’obiettivo che si vuole raggiungere è la Brand Awareness

Per iniziare a lavorare sulla strategia è importante compilare la bio del profilo, pensando che sarà l’equivalente di una lettera di presentazione. Ciò che si aggiunge alla bio influenzerà anche il tipo di follower che si riusciranno a raccogliere, per cui è importante che sia informativa e accattivante, indicando anche i link agli altri canali social.

Per una content strategy efficace, è importante più di qualsiasi altra cosa individuare delle tematiche valide, su cui intavolare una discussione con l’audience. La conversazione deve includere informazioni preziose e curiose sul brand, in modo da stabilire una connessione con i nostri utenti e mantenere i contatti con loro.  Un esempio di “brand in una stanza” ce l’ha portato Burger King, che negli USA ha aperto una Room su Clubhouse per confrontarsi con i propri clienti. Cos, anche in Italia, molti brand si sono già avvicinati alla piattaforma con l’intento di sperimentare nuove forme di interazione con il proprio pubblico.

Incontri virtuali, chiacchiere e Brand Awareness

Clubhouse offre uno strumento molto simile agli Eventi di Facebook, infatti, proprio come un palinsesto televisivo, la piattaforma dà la possibilità di programmare le Room e avvisare anticipatamente i follower. L’idea è che si può lavorare con un calendario di incontri periodici, in cui si condividono informazioni, prodotti o nuovi servizi del brand.

Un’altra strategia efficace è creare format appositamente pensati per Clubhouse, similari ai podcast, ma con la possibilità di avere una comunicazione bilaterale con gli ascoltatori. Ad esempio, un brand di Food può condividere le sue ricette una volta a settimana, aprendo un canale di scambio di opinioni tra gli utenti e una possibilità di networking, che avvicinerà sempre di più il consumer al brand.

Un altro possibile impiego della piattaforma è relativo al Customer Service, ovvero l’azienda potrebbe predisporre un supporto ai clienti in diretta. Ovviamente per pensare di attuare questa strategia, è fondamentale costruire un team pronto e preparato, altrimenti si rischia un effetto boomerang di proporzioni irrecuperabili.

Clubhouse: una moda passeggera?

È evidente che Clubhouse sia esploso in un momento in cui mancava la possibilità di avere un contatto fisico, la relazione diretta oltre gli schermi, pertanto ci si è chiesti se questa piattaforma non sia stata esclusivamente figlia del tempo fragile della pandemia o interpreta una necessità che permarrà nel lungo periodo.

L’app, da un lato, ha introdotto un modo nuovo di interagire e comunicare, in un periodo in cui nella maggior parte dei Paesi erano in vigore restrizioni sugli spostamenti e l’idea di conversare su un social network con persone sconosciute ha offerto un contatto più spontaneo e diretto rispetto a un direct su Instagram. Dall’altro, con l’avvio delle campagne vaccinali e il progressivo allentamento delle misure restrittive, sempre più persone hanno iniziato a uscire di casa e utilizzarla molto meno, facendo pensare che Clubhouse sia solo un fenomeno temporaneo.

Non c’è dubbio, però, seguire le conversazioni su Clubhouse può essere divertente, fonte d’ispirazione e un modo unico per ampliare il proprio network. E tu lo hai usato? E cosa ne pensi?

  • Condividi su

Costruiamo qualcosa di grande insieme